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Speciale di TTC. Buone notizie: La crisi dei coralli diminuisce

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Speciale di TTC. Buone notizie: La crisi dei coralli diminuisce

Approssimativamente un miliardo di persone utilizzano gli scogli di corallo per la pesca o il turismo. Foto: mihtiander

F. Martín, Traduzione: Giselle Sarracino

Servizio di TTC.- Dopo tre anni, da quando l’Amministrazione Nazionale Oceanica e Atmosferica del Ministero di Commercio degli Stati Uniti annunciò un evento globale di erosione di coralli in maggio 2014, il danno che si pronosticò non sembra estendersi nell’Oceano Indico, perciò l’evento perde così la sua portata mondiale.

Questa è una buona notizia. La cattiva è che l’erosione, un importante indicatore del processo di riscaldamento globale eccessivamente pericoloso, continuerà a peggiorare nei Caraibi ed anche nel Pacifico, benché si vaticini che sarà meno grave degli ultimi anni.

Quando i coralli si “stressano” per cambiamenti in condizioni climatologiche tali come la temperatura, la luce o i nutrienti, espellono alghe simbiotiche che vivono nei loro tessuti, facendoli diventare completamente bianchi.

Secondo le analisi ufficiali nel 2005, gli Stati Uniti persero la metà dei loro scogli di corallo nei Caraibi in un solo anno dovuto ad un evento di decolorazione massiccio. Un rapporto indicò che le calde acque attorno alle Antille del Nord vicino alle Isole Vergine e Porto Ricco si espansero allora verso il sud.

Il paragone di dati di satelliti dei 20 anni anteriori a quell’evento confermò che lo stress termico di quell’episodio in un solo anno, 2005, fu maggiore che durante i 20 anni anteriori complessivamente.

In gennaio 2010, le temperature troppo fredde del mare negli isolotti della Florida causarono un evento di decolorazione di corallo che risultò nella morte di alcuni coralli. La temperatura dell’acqua scese 12,06 gradi Fahrenheit sotto le temperature tipiche osservate in quest’epoca dell’anno.

Il “riscaldamento globale” non solo causa temperature più alte, può anche provocare raffreddamenti anormali a partire dalla variabile distribuzione termica marittima.

Lo scolorimento di corallo e la mortalità ad esso associata non hanno solo impatti negativi nelle comunità di coralli, ma colpiscono i pesci e, quindi, le comunità umane che dipendono dagli scogli di corallo e la pesca associata per il loro sostentamento.

Si è verificato che gli scogli degradati sono meno produttivi e non possono essere capaci di sostenere le condizioni necessarie per assicurare che gli scogli continuino proporzionando servizi di protezione della costa, secondo uno studio dell’entità privata Reef Resilience Network, uno sforzo unito sotto la guida di un altro raggruppamento globale, The Nature Conservancy, che studia gli impatti locali sugli scogli di corallo del cambiamento climatico ed altri fattori di stress.

L’evento mondiale di erosione in maggio 2014 fu peggiore che gli eventi anteriori di erosione globale in 1998 e 2010, ma nonostante le recenti buone notizie, la Gran Barriera di Corallo dell’Australia, il nordovest di Hawai, Guam e parti dei Caraibi sono state colpite sistematicamente dal fenomeno, disse all’agenzia di notizie AP il coordinatore dell’Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica degli Stati Uniti C. Mark Eakin.

“Benché le condizioni stiano migliorando, è troppo presto per celebrare”, notò Eakin. Riconobbe nonostante che il mondo può stare entrando in una cosiddetta “nuova normalità”, nella quale gli scogli siano appena in grado di sopravvivere in buone condizioni.

Approssimativamente un miliardo di persone utilizzano gli scogli di corallo per la pesca o il turismo.

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