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Speciale di TTC. Caraibi: Il riscaldamento globale dev’essere neutralizzato per sconfiggere i competitori

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Speciale di TTC. Caraibi: Il riscaldamento globale dev’essere neutralizzato per sconfiggere i competitori

È certo che il settore turistico dei Caraibi affronta importanti minacce future riferite sia alla concorrenza sia agli impatti del cambiamento climatico. Foto: Mycola/123RF

F. Martín, Traduzione Giselle Sarracino

Servizio di TTC.- L’industria turistica dei Caraibi affronta attualmente un problema molto più esigente della forte concorrenza di altre destinazioni attorno al mondo: il cambiamento climatico e le sue sequele.

Le statistiche più recenti indicano che la regione, nonostante i suoi problemi, concorre con successo in un ramo difficile da sostenere che è il suo motore economico principale e il maggiore fornitore locale di impieghi dopo il settore pubblico.

Come cifre ufficiali di organizzazioni internazionali, nel 2016, le isole dei Caraibi sorpassarono i 29 milioni di arrivi per la prima volta nella storia, e lo raggiunsero crescendo più rapido della media mondiale.

Anche le spese dei visitatori di ferie raggiunsero un nuovo livello massimo. Aumentarono un 3,5% per raggiungere i 35,5 miliardi di dollari.

E la prognosi per 2017 continua ad essere ottimista, con aumenti attesi di 2,5 e 3,5% per arrivi di lungo soggiorno e 1,5% e 2,5% in arrivi di passeggeri di crociere.

Nonostante, gli specialisti raccomandano cautela. Tutto sembra indicare che il progresso del riscaldamento globale sia una seria sfida che debba superare la regione per mantenere il suo successo come un’importante destinazione turistica globale.

I Caraibi sono una delle regioni meno inquinanti del mondo, ma è anche una delle più esposte al riscaldamento globale dovuto all’importanza del settore turistico nella sua economia.

“Le emissioni di gas a effetto serra dei Caraibi sono molto piccole perché abbiamo una piccola popolazione, non siamo molto industrializzati e non facciamo molta agricoltura, per quello che non emettiamo molto, ma la mitigazione è importante per noi a causa dell’alto costo del combustibile e dell’energia. La maggior parte delle nostre isole dipendono dal petrolio come fonte di energia, e quando i prezzi del petrolio erano al di sopra degli US $100 per barile, stavamo spendendo più del 60% delle nostre valute nell’importazione di prodotti petroliferi. In questo senso, vogliamo passare a fonti di energia rinnovabili poiché abbiamo una quantità considerabile di energia solare, eolica, geotermica e potenziale di biomassa”, raccomandò Carlos Fuller, esperto del Centro di Cambiamento Climatico della Comunità dei Caraibi.

Secondo l’opinione di Fuller, del Belize, nella blog digitale Caribbean Climate, il riscaldamento globale sta colpendo severamente le nostre attrattive naturali, le nostre attrattive turistiche. Per esempio, abbiamo una quantità significativa di erosione dovuto all’aumento del livello del mare, onde e temporali. Ciò sta causando una tremenda erosione e colpendo le nostre spiagge. I nostri scogli di corallo che sono una grande attrattiva, stanno soffrendo anche una corrosione che sta colpendo inoltre il nostro stock di pesca. Le risorse stanno soffrendo significativamente. Abbiamo importanti aree protette, tuttavia, sono necessarie bisogno di più risorse per fare compiere la protezione di esse.”

L’esperto del Belize difese lo sviluppo di più politiche pubbliche per affrontare il fenomeno. Affermò che in Belize, per esempio, “ora ci sono produttori indipendenti di carbone e siamo passati ad un maggiore uso di energia idraulica, solare e biomassa, perciò più del 50% delle nostre somministrazioni domestiche di elettricità provengono da fonti di energia rinnovabili.”

Aggiunse che “tuttavia, in molte delle isole dobbiamo creare un ambiente propizio per far sì che le energie rinnovabili penetrino nel mercato. Abbiamo bisogno di molto aiuto della comunità internazionale per stabilire una cornice regolatrice che ci permetta di sviluppare l’energia rinnovabile in questi posti. Dobbiamo attrarre gli investitori potenziali per fornire fonti di energia rinnovabile nella regione”, sottolineò.

Considerò che “il turismo dei Caraibi è un settore importante dell’economia, e questa è una delle ragioni per le quali dobbiamo proteggere le nostre riserve e parchi naturali. Stiamo tentando anche di fare che i nostri edifici siano più resistenti agli effetti del clima estremo”, fu uno dei suoi consigli.

Il mese scorso, la senatrice dominicana Francine Barón disse nell’Assemblea Generale dell’Organizzazione di Stati Americani (OEA), realizzata in Messico che l’impatto di uragani più severi e la distruzione dei nostri attivi turistici più stimati, le nostre spiagge e scogli di corallo minaccia con rincasare i guadagni di sviluppo che abbiamo raggiunto”.

È certo che il settore turistico dei Caraibi affronta importanti minacce future riferite sia alla concorrenza sia agli impatti del cambiamento climatico.

Ma è anche certo che con spiagge e altre attrattive turistiche distrutte per piogge eccessive, super uragani e siccità eterne, non sarà possibile competere con successo con altre destinazioni attorno al mondo.

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