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Speciale di TTC: Gran allarme nei Caraibi per ritirata di Trump dall’accordo di Parigi

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Speciale di TTC: Gran allarme nei Caraibi per ritirata di Trump dall'accordo di Parigi

Foto: nito500/123RF

F. Martín, Traduzione: Giselle Sarracino

Servizio di TTC.- La regione dei Caraibi ha ricevuto con profonda preoccupazione la decisione del nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di ritirare il suo paese dall’accordo climatico di Parigi, un trattato che è una speranza per le isole paradisiache che lottano già contro le sequele del riscaldamento globale.

Una delle prime reazioni politiche caraibiche è stata quella della senatrice di Dominica Francine Barón che perfino ha sollecitato agli Stati Uniti di riconsiderare la sua decisione.

Secondo Barón, i piccoli stati insulari in sviluppo (SIDS), le isole dei Caraibi, sono già particolarmente colpite dai cambiamenti drastici nelle condizioni climatiche.

La senatrice citata dalla stampa della Dominica disse che la ritirata degli Stati Uniti, secondo maggiore emittente di gas a effetto serra, dell’accordo climatico di Parigi “è una preoccupazione importante per i piccoli stati.”

Aggiunse il mese scorso davanti all’Assemblea Generale dell’Organizzazione di Stati Americani, OEA, in Messico che “il cambiamento climatico, in realtà, rappresenta una minaccia esistenziale per almeno 13 dei 34 stati membri di questa organizzazione e molti altri.” “Pertanto, usiamo questo foro per sollecitare agli Stati Uniti di riconsiderare la decisione di ritirarsi dell’accordo climatico di Parigi.” Barón si diresse al foro sul tema del cambiamento climatico in relazione con Dominica ed altri piccoli stati insulari in sviluppo, come spiegò.

La Senatrice descrisse l’impatto di uragani più severi e la distruzione degli attivi turistici più stimati, spiagge e scogli di corallo, e il danno all’infrastruttura per causa dei cambiamenti climatici che minacciano “di trasformare i guadagni di sviluppo che siamo riusciti a raggiungere”.

Secondo l’opinione della Senatrice, i “nostri sforzi per raggiungere in 2030 gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite non possono essere efficaci senza trattare le cause del cambiamento climatico.”

Da parte sua, l’agenzia di stampa statunitense AP, informò in un articolo recente che i più importanti scienziati del mondo sono d’accordo in affermare che è già probabile che le temperature della Terra ed i mari del mondo continuino a salire fino ad un punto nel che alcuni stati insulari non potrebbero sopravvivere durante i prossimi 100 anni.

Il presidente Trump disse questo mese che ritirerebbe gli Stati Uniti dell’accordo climatico, portando a dei leader di isole vulnerabili a parlare del loro futuro con un miscuglio di sfida, speranza e rassegnazione, secondo la notizia di AP.

L’agenzia citò a Hans-Otto Poertner, uno scienziato tedesco che presiede il gruppo di studio di impatti climatici per il Panel Intergovernativa di Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico e chi sostenne che “le possibilità di avere successo contro quelle catastrofi sono ancora minori quando gli Stati Uniti abbandonano l’accordo climatico a Parigi.”

“Se realmente entriamo in azione, possiamo salvare alcune, piccole isole, ma è possibile che non possiamo salvare tutte”, aggiunse.

La presidentessa delle Isole Marshall, Hilda Heine, dichiarò a The Associated Press:”non posso rinunciare al mio paese, al mio paese e alla mia cultura, perché è molto importante essere ottimisti.” Heine e altri leader insulari stanno ponendo la loro speranza nelle forti restrizioni di inquinamento da parte della Cina, di altre nazioni, stati e città individuali statunitensi, come una tecnologia con miglioramenti.

La relazione rivelò che “alle piccole nazioni insulari dove la terra si affaccia giusto al di sopra del mare in salita, il ritiro degli Stati Uniti dal patto di riscaldamento globale di Parigi fa che il futuro sembri tanto fragile, con una lieve speranza costruita come un castello di sabbia.”

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