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Il turismo italiano migliora, ma si salva solo grazie agli stranieri

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Un’indagine del Ciset (Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica) conferma la crescita di turisti tedeschi, statunitensi, giapponesi e britannici. Risultati positivi anche da Svizzera, Olanda, Polonia, paesi “Bric”, Emirati Arabi, Canada e Australia.
L’indagine congiunturale del Ciset (Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica) sulle aspettative degli operatori turistici italiani (relativamente al semestre maggio-ottobre 2014) conferma l’importanza cruciale della presenza straniera. La flessione prevista per l’afflusso di turisti italiani sarà in ogni caso più contenuta rispetto alle stagioni passate (così come il calo del fatturato complessivo generato dal turismo in Italia). Primo segnale di una positiva inversione di tendenza rispetto le ultime stagioni.

Secondo gli operatori intervistati, tra maggio e ottobre 2014 gli arrivi stranieri dovrebbero aumentare leggermente (+0,5% rispetto allo stesso semestre del 2013), così come le presenze (+0,3%). In diminuzione, invece, il movimento domestico (-1,8% arrivi e -2,1% notti) e il fatturato complessivo del turismo in Italia, che dovrebbe calare del -1,7%. Sempre secondo gli intervistati, il principale mercato di origine della domanda è quello tedesco, che consoliderà dunque l’andamento positivo registrato nelle ultime stagioni. In leggera crescita anche quello statunitense, britannico e giapponese.

Stabile quello francese. Segnalate dinamiche positive anche da Svizzera, Olanda, Europea dell’Est (Polonia), paesi Bric (Brasile, Russia, India e Cina), Emirati Arabi, Canada e Australia. I prodotti turistici più richiesti per l’estate 2014 sono l’agriturismo e il turismo verde, il turismo culturale e d’arte, il turismo fitness e benessere e le crociere.
Buon successo anche per la vacanza al mare e ai monti e il soggiorno termale tradizionale (in netta controtendenza rispetto alla flessione dell’estate 2013). Leggera flessione per il turismo “lacuale”. Settore Mice in stand by, per ovvi motivi legati allo “stop stagionale” di eventi, fiere e congressi.

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