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L’Avana: “Una città che si presenta di fronte alla posterità con le mani piene”

L'Avana: "Una città che si presenta di fronte alla posterità con le mani piene"

Foto: Mintur

Racconta Eusebio Leal, lo Storico della Città che “Il nome dell’Avana è stato motivo di molte speculazioni. La più prossima alla verità è la lettera di Diego Velázquez al Re nella quale parla del Capo tribù indiano Habaguanex.”

Per vari storici, “Habana” è un nome che deriva da Habaguanex e lo definiscono come “terra o domini di Habaguanex”; ma inizialmente il nome conosciuto sarà San Cristobal (San Cristoforo), nome che rispose al rituale stabilito dai colonizzatori, secondo cui ogni cittadina fondata allora aveva nomi spagnoli o una miscela di lingua spagnola ed indigena.

Durante la conferenza stampa dove si annunciarono le azioni nell’area di conservazione patrimoniale per i 500 anni dell’Avana, il Dott. Leal riassunse brevemente l’estesa e ricca storia della Città Meraviglia, che dalla sua fondazione conserva enigmi, leggende, resistenze, amori, grandi sfide.

Svelò lo storico che “nell’anno 1514, L’Avana, come un accampamento, si stabilì in un punto della costa meridionale dell’attuale provincia ancora non determinato”. All’archeologia spetterà in un futuro trovare le orme inequivocabili che i colonizzatori e la comunità indigena, nel difficile incontro con la conquista spagnola, lasciarono come testimonio del loro transito per quei posti.

L’accampamento nella costa meridionale fu effimero e l’insediamento si trasferì lentamente verso un punto più alto, seguendo gli interessi dei conquistatori che si mossero da ciò che è oggi l’America del Sud verso il Nord, in posti come lo stretto della Florida.

Molto tempo prima, convinto nel suo lungo pellegrinaggio per la costa meridionale a bordo delle sue imbarcazioni, nel suo ultimo viaggio attorno a Cuba, l’ammiraglio Cristoforo Colombo credette che si trattasse di un continente inospitale e non di quella terra meravigliosa che contemplò mentre si addentrava nelle acque cristalline della costa di Holguín.

In 1508, si fa un viaggio intorno al territorio, per comprovare l’insularità di Cuba, la quale rimane stabilita quando Sebastián de Ocampo arrivò al porto dell’Avana, il cui nome dà nome alla città.

“In 1519, si produsse l’incontro tra i conquistatori capeggiati da Hernán Cortés e l’Imperatore Moctezuma II, momento in cui L’Avana, secondo la radicata tradizione non documentata, si trovava nel posto vicino al porto del suo stesso nome.

Afferma Eusebio Leal che il calco che si conserva di una delle lapide trovate in una colonna della Piazza di Armi, dimostra che, “nell’anno 1519, all’ombra dell’albero (in allusione alla ceiba che simbolizza la nascita della cittadina), si fondò la città. Il piano più antico che si conosce dell’urbe…”, aggiunge lo storico, “…mostra nella Piazza, una ceiba, non quale oggetto anacronistico, bensì come qualcosa che è unito all’insieme monumentale dell’Avana”.

Comincia allora la lunga vita di una città sveglia, eterogenea, sempre di tutti, simbolo segnato dal fatto di essere una delle città più antiche del continente americano.

L’avvocato Alonso de Cáceres fu l’incaricato di fare la legislazione comunale dell’Avana, ed è chi redige le norme su come si costruirà la città in quel presente e nel futuro, perciò stabilisce le basi dell’attuale legislazione comunale cubana.

Per stabilire l’autorità, racconta lo storico, si riunivano i congregati nel posto scelto e si costituiva una forma di governo: il consiglio comunale, in Galizia simbolizzato da una coppia di buoi (una “yunta”, da qui il nome “ayuntamiento”), che significa governo e per governare si sceglievano sindaci, consiglieri comunali, un giudice di pace e si facevano distribuzioni territoriali.

Altre memorie parlano dei nomi di quartieri come El Vedado: “(…) già i conquistatori avevano preso le terre da Puentes Grandes fino allo sbocco del fiume La Chorrera, terre privilegiate per la coltivazione. Nonostante, il consiglio comunale proibirà terminantemente di tagliare cedri, mogani ed altri alberi in quella zona (perciò fu nominata Vedadp (Riserva, “il campo Proibito”) perché ciò faciliterebbe l’entrata del nemico.

Ogni dettaglio scopre un nuovo profilo dell’Avana, dove vivono più di due milioni di persone, e di cui centinaia di migliaia di visitatori sentono la mancanza o sperano di conoscere.

Come assicura il suo storico; “L’Avana di 1519 non è solo la ceiba e la parte antica. L’Avana è oggi un insieme storico nei suoi quartieri, in tutti i suoi spazi, da San Miguel del Padrón fino a 10 de Octubre, Cerro, Centro Avana, Plaza, nell’attuale divisione territoriale formata da 15 comuni; ma si definiscono chiaramente in essi regioni con una storia particolare dentro l’unità della città.”

Fa un appello a ricordare gloriosamente L’Avana, difesa dai fondatori, in 1535 assalita dai francesi, in 1550 di nuovo assalita, quando un gruppo di uomini guidati da Juan di Lovera la difendono e si trasformano nei primi uomini in prendere le armi per la città.

All’Avana, si produce un crogiolo di conquistatori e conquistati. Lumache intagliate, pentole, ed altri strumenti trovati nella Piazza delle Armi, vicino al Templete, sotto il Palazzo di Governo danno fede che “essi stanno lì e sono una goccia di sangue che scorre per il nostro torrente attuale, col sangue della Spagna diversa, di quegli indigeni tante volte dimenticati ed anche dell’Africa grande e varia.

Sottolinea Leal il lascito di una città che ricorda il sud della Spagna nella sua architettura, il mondo arabo, il Nord dell’Africa che va dal pre-barocco, il Barocco, al Neo-classico che si osserva nel Templete, “nell’eclettismo di Centro Avana ed altri spazi della città dove si realizza il principio di tutti gli stili e di nessuno.”

Spiega che il suo scudo esibisce tre castelli ed una chiave che significa il potere della città, il suo carattere di chiave nel Golfo di Messico che condivide con lo scudo della Repubblica, l’argento che significa la sua ricchezza spirituale ed il campo azzurro che rappresenta la sua nobiltà.

Il discorso della restaurazione non è un discorso reazionario né obsoleto. Non si può andare al futuro se non dal passato. Per la riabilitazione dei valori in cui si unisce il materiale e l’immateriale lavora da anni l’Ufficio dello Storico, in nome della nazione, affermò.

Convoca ad un’educazione cittadina che curi e rispetti L’Avana di tutti i cubani. “Capita” vuole dire testa, ricorda ed afferma che la capitale è la testa dello Stato, è il centro dove si trovano i simboli del potere e dell’autorità pubblica, è un superiore tra uguali, “per questo motivo mi rallegro che oggi sia più rappresentativa, meno elitaria, più condivisa dai cubani di tutta la Cuba, che sono benvenuti (…).

Al dire di Leal, L’Avana è anche quello che avvenne e avviene dentro essa: “è L’Avana della musica, dei maestri ed educatori, (…) della difesa della Rivoluzione, L’Avana delle milizie, dei macheteros, dei lavoratori e costruttori, L’Avana degli artisti, L’Avana di tutti, che è quella che vogliamo commemorare.

Alle porte dei suoi 500 anni, la capitale di Cuba è, come riassume il suo Storico: “una città che si presenta di fronte alla posterità con le mani piene.”

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