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Punto di vista: Leonardo da Vinci a 500 anni dalla sua morte

Punto di vista: Leonardo da Vinci a 500 anni dalla sua morte

Foto: zummolo63/123rf

Autore: Nancy Morejón, Fonte: Granma Internazionale. www.granma.it

La leggendaria aureola di Leonardo da Vinci aveva raggiunto agli inizi del secolo una sospettosa interesse di massa, partendo dal successo del libro di Dan Brown, /Il codice Da Vinci/. Molto tempo prima il suo nome era stato quasi sempre relazionato all’inaudita placidità dia alcuni volti, soprattutto quello della Gioconda, il suo capolavoro, che ha anche motivato una pagina insostituibile del canzoniere statunitense interpretata da Nat King Cole, e ispirata a sua volta a un tema composto da un anonimo musicista originario di Holguín, durante la prima metà del XX secolo.

Al principio degli anni ‘60, quando ero alunna della Scuola di Lettere dell’Università de L’Avana, volli realizzare un’esposizione orale sulla geografia e il significato dei castelli della Loira, un esercizio raccomandato dalla dottoressa Graziella Pogolotti.

I miei interessi, condivisi da Thalía Fung e Elsa Rodríguez Cabrera, mi aiutarono a conseguire l’attenzione degli alunni che osservarono non solo la grandezza di quei famosi castelli, ma quella dell’arte e della letteratura, realizzate dai suoi abitanti come Margherita di Navarra e suo fratello, il re Francisco I, esecutori testamentari de primo pittore architetto e ingegnere del regno.

In quella latitudine risplendeva l’opera di Leonardo da Vinci, che trascorse gli ultimi anni della sua vita (1516-1519) ritirato nel Castello di Clos Lucé, in Amboise, un paese della provincia francese di Vendôme dove ho avuto la fortuna di giungere grazie alla cortesia del mio anfitrione, il fotografo Jacques Burlaud.

Una mattina di vento fresco con una luce chiara e intensa che contrastava con quella gradevole frescura – come diciamo nel tropico-  non abbandonò mai le colline là attorno.

Entrammo in uno dei fulgori indescrivibili che emanavano con forza quanto questo angolo servì da rifugio al genio del rinascimento.

Un’infinità di bozzetti, disegni, ceramiche, non potevano togliere peso all’inaudito insieme di strumenti, d’invenzioni che si mostrano in varie stanze dedicate a raccogliere l’inventiva tecnologica di Da Vinci.

Da Vinci è stato un inventore straordinario che ha inaugurato linguaggi scientifici che nella storia dell’ingegneria collocano il suo nome con i più straordinari sapienti usciti dai confini medioevali.

Volle volare e ci insegnò come farlo, e anche così il suo immenso dono inventivo riuscì a salvare l’importante essenza della condizione umana, e con questo dono riuscì a concepire e realizzare armi di grande efficacia, le cui possibilità non diedero le spalle al fatto di uccidere esseri umani.

Se riflettiamo su una verità, questa verità, la sua verità, riconosceremmo un fatto spaventoso. Le mani che gestirono una così incredibile bellezza come segno della sua epoca, con la sua energia più rivelatrice nel suo ambiente domestico, furono capaci di concepire una violenza che provocò la distruzione di contadini, gioiellieri e popoli già dimenticati.

Il suo istinto naturale per l’osservazione si esprime in conquiste a favore dell’ industria che sotto il suo influsso cambierà irreversibilmente.

Alcuni collegiali entrarono a bocca aperta nei recinti più intimi di Leonardo. I loro occhi senza dubbio attenti all’offerta della guida eccellente a loro servizio, si sollevavano con stupore di fronte agli utensili di una cucina rustica, materna aperta al piacere dei sensi e a quello dei piaceri gastronomici.

Contemplando le moderate acque del ruscello L´Amasse, un mezzogiorno di marzo, uscimmo commossi aspettando il tramonto e decifrare il talento di chi apprezzò la natura trasformandola in espressione quotidiana, mentre inventava ogni tipo di oggetto, come la prima automobile, un ponte girevole, un elicottero e un precursore di paracadute.

Il mondo celebra in questo 2019 l’opera e l’esistenza eccezionali di Leonardo da Vinci, che anche se era nato in un paese vicino a Firenze, a cui è ispirato il suo nome, non morì in Italia ma nella cittadina francese di Amboise.

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