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Speciale di TTC: Esaminano possibile tsunami nei Caraibi

Speciale di TTC: Esaminano possibile tsunami nei Caraibi

Foto: mathess/123rf

Autore: F. Martín, Traduzione: Giselle Sarracino

Servizio TTC.- Appena cinque giorni fa, giovedì 15 marzo, la regione dei Caraibi affrontò un allarme di tsunami.

L’esercizio Caraibi Wave 18 verificò con successo il sistema di allerta rapida contro tsunami e altri rischi costieri, creato nel 2005 sotto gli auspici della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’Unesco.

L’obiettivo fu valutare i piani locali di risposta ai tsunami e le strategie di comunicazione al riguardo, al fine di aumentare la preparazione di fronte ai suddetti fenomeni e migliorare la coordinazione regionale.

La simulazione, che incluse la notificazione ai mezzi stampa locali e la partecipazione di rappresentanti di varie agenzie decisive di governi caraibici, ebbe tre tappe: l’arrivo di un tsunami causato da un gran terremoto di fronte alle coste del sud delle Antille Minori, un altro avvenuto di fronte alle coste della Colombia ed un terzo all’ovest di Porto Ricco.

L’esercizio servì a collaudare il Sistema di All’erta di Tsunami per aiutare a individuare le forze e debolezze operazionali. Fu simulata una situazione generale di all’erta e vigilanza di tsunami in tutti i Caraibi che richiede lo sviluppo di piani locali nazionali di risposta.

Lo scorso mese di febbraio, la Commissione Oceanografica Intergovernativa, COI, dell’Unesco organizzò un simposio per discutere gli ultimi progressi nella ricerca e tecnologie di allerta precoce di tsunami per proteggere meglio milioni di persone in rischio di tsunami.

Dall’anno 2000, più di 11 milioni di persone sono state colpite dai tsunami in tutto il mondo e più di 250,000 persone persero la vita.

Un portavoce del simposio disse che i partecipanti risaltarono la necessità di far sì che la scienza lavori più strettamente con i responsabili di dichiarare emergenze e con i formulatori di politiche, perché l’educazione e la coscienza pubblica sono essenziali per proteggere meglio le comunità costiere, segnalando che molte comunità affrontano un maggiore rischio di tsunami, inondazioni, e salita del livello del mare.

L’organizzazione mondiale considerò essenziale mobilitare la comunità internazionale per sviluppare sistemi di all’erta, educare sulla prevenzione e fare sì che il pubblico sia consapevole dei segnali che allertano su queste catastrofi.

Gli scienziati affermano che in quasi 15 anni la situazione ha cambiato molto grazie all’evoluzione delle tecnologie per scoprire tsunami, il ruolo delle reti sociali in caso di all’erta, lo sviluppo di sistemi per scoprire sempre di più molteplici rischi e la coscienza pubblica estesa.

I Tsunami possono formarsi quando forti tremori scuotono il fondo del mare verso l’alto e verso il basso.

Un terremoto massiccio è meno probabile nell’Oceano Atlantico che nel Pacifico. Ma quello non significa che il rischio di un tsunami sia zero. Le valanghe e anche i vulcani sottomarini possono muovere sufficiente acqua per generare le poderose onde di un tsunami.

Nei Caraibi, una regione visitata da milioni di turisti ogni anno, i terremoti sono specialmente pericolosi perché succedono vicino alla costa, il che significa che se il terremoto produce un tsunami, le persone hanno molto poco tempo per scappare.

Un terremoto 7.5 di fronte alla costa di Porto Ricco, nel 1918 generò onde che raggiunsero quasi 20 piedi, 6 metri di alto, uccidendo almeno 91 persone. Negli ultimi cinque secoli, i Caraibi sono stati colpiti da 75 tsunami, il che equivale al 10% del totale mondiale di tsunami oceanici che accaddero in quel periodo.

L’attenzione ufficiale alla possibilità di tsunami completa il lavoro in corso nella regione dei Caraibi per combattere le conseguenze del cambiamento climatico.

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