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Speciale TTC: Turismo eccessivo o turismo insufficiente?

Speciale TTC: Turismo eccessivo o turismo insufficiente?

Foto: Roman Fedin/123rf

Autore: F. Martin, Traduzione: Giselle Sarracino

Servizio di TTC.- Il “turismo eccessivo” è divntato essenzialmente dominante in tutto il mondo. Succede quando troppi turisti visitano una destinazione particolare.

Ma ora una tendenza parallelo chiamata “Subturismo” o turismo insufficiente attira l’attenzione si molti in alcune destinazioni emergenti che si presentano come alternative molto tranquille e senza tumulti, benché emozionanti, con le strade piene di attrattive.

Secondo il gruppo del mercato turistico Skift, il “subturismo” entrò già nella coscienza collettiva dell’industria.

Sono destinazioni poco convenzionali, con nuove storie da raccontare e con una certa esperienza di marketing in grado di creare relazioni tra persone, posti, cultura e la comunità, attraverso sessioni fotografiche durante viaggi massicci degne di Instagram.

Ovviamente, gli specialisti stimano che il subturismo è un livello inadeguato di turismo.

Perfino confrontano entrambi i concetti menzionati e li descrivono come contrari.

Nonostante, gli analisti pensano che il problema reale è sapere come l’industria del turismo si assicurerà di approfittare dei grandi impatti positivi del turismo e gestire gli impatti negativi con successo.

L’esperto britannico Dr James Kennell scrisse nel suo sito web che esempi in città costiere del Regno Unito e di tutto il mondo suggeriscono che il vero pericolo che affronta la maggioranza deile destinazioni è, in realtà, il subturismo.

Nei parchi ed aree protette, il finanziamento ed il mantenimento inadeguati conducono ad un basso numero di visite che comporta una diminuzione dell’investimento sociale e finanziario che porta al fallimento.

Intere destinazioni nazionali, come certi paesi di industria turistica emergente, possono soffrire lo stesso problema in termini molto maggiori.

Skift, una compagnia di media, fondata nel 2012, che proporziona servizi di notizie, ricerca e marketing per l’industria di viaggi, aggiunse nel suo sito web che negli ultimi anni il turismo eccessivo ha sconvolto il modello di marketing di destinazione poiché molte organizzazioni si rendono conto della responsabilità di gestire la crescita di visitatori prima che stia fuori di controllo tutto, per evitare di trasformarsi nella prossima Barcellona o Venezia.

“A breve termine, questo potrebbe significare rinunciare ad alcune entrate. Ma più destinazioni stanno riconoscendo che un gruppo di viaggiatori ricchi è migliore che molti turisti con pochi soldi, ed avere il piano corretto aumenta la probabilità che i grandi spendaccioni ritornino”, secondo i nuovi concetti.

Sempre con maggiore frequenza le destinazioni affermano che sono impegnati a diffondere il turismo oltre le aree affollate, ai quartieri che hanno bisogno di spese di turismo, o ad aumentare il turismo in stagioni meno popolari.

“Ma l’approccio di dispersione, se ha successo, soltanto modifica marginalmente il problema da un’altra parte, invece di risolverlo”, sottolineò l’analisi di Skift.

Molteplici destinazioni stanno attivando offerte di subturismo negli ultimi anni.

Oslo, per esempio, lanciò una campagna nel 2017 che si centrò, el recupero di turisti di città popolari come Parigi e portarli alla capitale della Norvegia, dove generalmente i musei non sono affollati, le riserve di ristoranti sono facili da ottenere ed i parchi pubblici hanno molto spazio libero.

Secondo l’Organizzazione Mondiale di Turismo delle Nazioni Unite, gli arrivi di turismo mondiale raggiunsero i 1.3miliardi nel 2017, indicatore che ha aumentato durante sette anni consecutivi, dalla fine ufficiale della crisi finanziaria mondiale di 2008 a 2009.

Dopo la crisi finanziaria, molti governi ricorsero al turismo per aiutare a ristabilire il corso delle sue economie indebolite, e quella strategia, per esempio, aiutò a trasformare il suddetto settore nell’industria più grande in un posto piccolo come Islanda, che Skift scoprì nel 2016.

“La risposta per queste ed altre destinazioni non è vendersi al turismo eccessivo, bensì adottare strategie intelligenti per commercializzare le alternative ed offerte che i turisti non sapevano che li piacevano”, aggiunse Skift.

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